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Nel 1950 la Biennale di Venezia dedica una retrospettiva a Vasilij Kandinskij. Vi sono esposte soprattutto opere di proprietà di Nina, moglie dell’artista.

In quell’occasione Zig Zag Bianchi entra nelle collezioni della Galleria internazionale d’arte moderna. L’opera è stata realizzata negli anni in cui il pittore insegnava alla scuola del Bauhaus: un periodo molto fertile, che condurrà alla pubblicazione, nel 1926, di Punto, linea, superficie, uno dei testi fondamentali firmati dall’artista. L’esperienza del Bauhaus, per cui svolge l’attività di docente, porta Kandinskij al definitivo superamento delle suggestioni di matrice simbolista ancora presenti nelle sue opere precedenti, per dirigersi con maggior consapevolezza verso composizioni totalmente astratte, basate sull’analisi della grammatica e delle proprietà degli elementi della pittura e sulle loro potenzialità percettive. La composizione di Zig Zag Bianchi, con la sua costruzione plasticamente e geometricamente strutturata, offre uno straordinario esempio per i pittori italiani in cerca di nuovi ipotesi espressive nell’astrazione. La retrospettiva alla Biennale diventa subito motivo di riflessione e fonte di ispirazione per molti artisti del tempo.