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Proseguendo lungo la stessa navata, in fondo, troviamo uno dei primi capolavori della carriera di Jacopo Tintoretto, artista molto legato alla chiesa, da cui abitava poco distante, tanto da avervi trovato sepoltura – nel 1594 – nella stessa cappella, a destra del presbiterio, dove riposano anche l’adorata figlia Marietta, il suocero Marco De Vescovi e il figlio e collaboratore Domenico. Si tratta della Presentazione della Vergine al tempio, realizzata tra il 1548 e il 1551, e concepita come la parte esterna delle portelle dell’organo cinquecentesco, poi smembrato. Sempre per l’organo ma come portelle interne, sono le due tele, sempre di Jacopo e ora nel presbiterio, con la “Decollazione di San Paolo” e “L’apparizione della croce a San Pietro”, di poco più tardi.

Per la Presentazione, Tintoretto progetta un’ardita e scenografica scala, in diagonale, ripida e dai gradini arrotondati, su cui si inerpica una minuta e tenera Maria, giovinetta, salendo verso il sacerdote che la attende in cima. I gradini, decorati a racemi dorati, sono 15 come i Salmi. Madri con bambini, mendicanti laceri e altri personaggi assistono alla scena assiepati sulla scala, e illuminati da una luce tersa che irrompe diagonalmente, accentuando la valenza teatrale della composizione, sullo sfondo di un cielo percorso da nuvole che riprendono gli stessi toni, grigi e dorati della scalinata. E’ un esempio mirabile della prima attività del pittore, che si dimostra già pienamente in possesso delle formule che lo renderanno famoso: i vertiginosi tagli prospettici, le luci saettanti, la costruzione della scena secondo direttrici diagonali. Ma qui le forme hanno il plasticismo ancora michelangiolesco che poi verrà meno e i colori non sono ancora così contrastati, né i chiaroscuri così accentuati come saranno in seguito.