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Perchè? | ARTin

Un Novembre di 3 anni fa – quando fuori per Venezia era già buio – una mia amica storica dell’arte mi portò a vedere l’ultimo telere dipinto da Titoretto nella sacrestia della Chiesa di San Giorgio Maggiore.

Dipingendo una commovente pietà di Cristo, il grande pittore lasciò il suo testamento spirituale e un anticipazione del suo prossimo destino. Il racconto  fu talmente bello e appassionante che mi aiutò a capire un quadro che forse non avrei neppure notato. Più realisticamente non sarei mai entrato quella sera nella chiesa progettata dal Palladio per l’isola di San Giorgio.
Più tardi quel giorno mi scattò per la mente il desiderio di unire la mia passione per tecnologia con la conoscenza dell’arte.  Mi sembrava il modo ideale per creare una porta d’ingresso che permettesse di accedere e godere la bellezza dell’Italia.

Su quest’idea il nostro team ha quindi cercato di trasformare lo smartphone nella lampada di Aladino da cui – a piacere – si possa far uscire il critico d’arte, storico o architetto per spiegarci le meraviglie delle nostre città d’arte.  Ci siamo inventati “editori” per gioco, traendone un grande divertimento, per spiegare non solo a noi ma anche a altri le meraviglie dell’arte.

Un progetto che – rispetto ai canoni normali del business corrente – ha assunto tempistiche quasi antropologiche. Ma lui è diverso e pensiamo che questa sua lentezza sia anche la sua forza perchè lo aiuta a sedimentare e a maturare. Il nome della società  che abbiamo creato per editare Artin è Manuzio: un omaggio al grande editore rinascimentale che aveva la tipografia a Venezia, ma anche un augurio per cercare di fare qualcosa di buono nell’editoria digitale come lui rivoluzionò quella cartacea nel ‘500.

La coincidenza vuole che l’altro giorno mi sono imbattuto in un scritto di Giancarlo Livraghi, uno dei padri della pubblicità italiana, che per l’appunto parlava di Manuzio in termini simili a quelli che ci hanno spinto sceglierlo come nome della società. Ciò che non sapevo è che il “logo” di Manuzio era l’ancora e il delfino – che riprese da una moneta romana regalatogli a Pietro Bembo….. –  che simboleggia il detto latino “Festina lente”, affrettati lentamente. Mai piu’ appropriato termine per la genesi della nostra app che vi vede al lavoro da più di 3 anni.

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