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Il focus visivo della chiesa è sicuramente rappresentato dall’enorme Pala dell’Assunta, posta sopra l’altar maggiore, realizzata da Tiziano tra il 1516 e il 1518. Si trattò della prima commissione pubblica di rilievo per il giovane cadorino, ricevuta nello stesso della morte di Giovanni Bellini, presso il quale Tiziano si era formato e che era stato il maestro indiscusso della pittura veneziana fino a quel momento. Illustri visitatori in visita ai Frari nel corso degli anni, come per esempio Stendhal, Balzac, Gautier, Ippolyte Taine e molti altri, hanno espresso parole di elogio spesso entusiastico di fronte al dipinto; Hermann Hesse lo ha addirittura definito “il quadro dei quadri”. Ma non è sempre stato così: gli stessi Francescani, impreparati di fronte alla portata rivoluzionaria dell’opera, stavano quasi per rifiutarla.

Tiziano infatti introduce nella pala importanti novità iconografiche e compositive che scardinano gli schemi precedenti, primo fra tutti la prospettiva. Egli ripartisce la scena in tre sfere distinte, quella umana, quella di intermediazione e quella divina. Nella parte inferiore colloca gli Apostoli i quali, anziché assistere composti, gesticolano animatamente, alcuni ripresi in controluce, in arditi scorci; al centro la Vergine, sostenuta da una nuvola e circondata da uno stuolo di angioletti, s’innalza verso l’alto, il volto di donna comune, il mantello gonfiato da un vento divino che solleva anche la tunica, mostrando, sorprendentemente, i piedi nudi, simbolo dei seguaci di Cristo. Una intensa luce dorata avvolge tutta la zona superiore, dove un Padre Eterno anziano ma animato da un’atletica torsione, si sporge verso la Madonna. Il possente plasticismo delle figure, le tonalità calde e sontuose della tavolozza, il perfetto equilibrio compositivo, pur nella foga dei gesti e delle pose, costituiscono i tratti più caratteristici dello stile del pittore in questa fase della sua carriera.