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Nel secondo altare della navata di destra spicca una meravigliosa Natività con Santi di Giovan Battista da Conegliano, realizzata tra il 1509 e il 1511. Il committente, Giovanni Caibo, sepolto ai piedi dell’altare, morto nel 1509, viene presentato alla Vergine e al Bambino da S.Giuseppe.

Dietro la Madonna si notano Tobiolo, con il suo attributo, il pesce, accompagnato dall’arcangelo Raffaele, mentre a sinistra dialogano fra loro Santa Caterina, e Sant’Elena. La croce, attributo di quest’ultima, indirizza il nostro sguardo verso lo stupendo paesaggio di fondo, dominato dalla rocca turrita sulle alture trevigiane, tipico motivo che ricorre nella pittura di Cima.

Nato intorno al 1460, presente a Venezia dal 1486, Cima raccolse molti spunti durante la sua formazione, da Giovanni Bellini ai Vivarini, da Carpaccio a Giorgione, specializzandosi in una ricca produzione di pale e soggetti sacri, realizzati con uno stile pacato e rassicurante, gradito a quanti- confraternite, ordini monastici- non apprezzavano l’eccessivo sperimentalismo di Bellini.
Quando questi subentrò al fratello Gentile in Palazzo Ducale, Cima rimase padrone del mercato, ereditandone in parte la committenza.

Fedele a poche suggestioni e a un sereno classicismo neo-ellenico, ma attento ai nuovi sviluppi portati in pittura da Giorgione e Tiziano, evidenti qui nella grotta scura e vellutata, nell’ampiezza del paesaggio, Cima firma ai Carmini uno dei suoi capolavori, ancora oggi perfettamente conservato.