fbpx

La Torre dell’Orologio è diventata nel tempo uno dei simboli più conosciuti della città lagunare. La sua notorietà è probabilmente legata al fascino esercitato dall’ingegnoso sistema meccanico che permette il movimento dei celebri Mori, le due statue cui si deve il rintocco delle ore. La collocazione, inoltre, sul fondo di piazza S. Marco, quale raccordo di eccellenza tra le quinte costituite dagli edifici religiosi e politici che circondano la piazza, è stata senza dubbio un elemento determinante per la sua fama.
Il corpo centrale della Torre fu realizzato tra il 1496 e il 1499 su probabile progetto di Mauro Codussi. Interrompe il prospetto delle Procuratie, all’imbocco delle Mercerie che conducono a Rialto. La sua funzione era quella di ospitare il nuovo orologio voluto dal Senato della Repubblica, che avrebbe sostituito il precedente a martello. Nel 1755 furono aggiunte le colonne di sostegno per consolidare la struttura e i due corpi laterali vennero sopraelevati oltre le terrazze.
L’orologio fu realizzato da Giampaolo Ranieri di Reggio Emilia e dal figlio Giancarlo. Le ore sono battute da due statue colossali in bronzo, soprannominate “Mori” per il colore scuro del metallo, fuse da Ambrogio delle Ancore nel 1497, collocate sopra la terrazza con cui termina l’edificio. I due giganteschi automi in bronzo hanno il corpo snodato all’altezza della vita per permettere il movimento di torsione richiesto dal battito delle ore. Le due statue sono state realizzate con forti accentuazioni delle masse e con un disegno volutamente caricato, così da consentire di coglierne le inconfondibili sagome anche da lunga distanza. Ambrogio delle Ancore è da ritenersi il fonditore, mentre sul nome dello scultore si registrano diversità di pareri da parte degli studiosi: da Paolo Savin ad Alessandro Leopardi ad Antonio Rizzo. Anche la campana, sovrastata da una sfera dorata e da una croce, fu realizzata nel 1497 da un certo Simeone, che si firma sul bronzo. I mori e la campana furono sollevati di circa un metro rispetto alla posizione originaria in occasione del rifacimento della copertura della Torre a metà Ottocento.
Il quadrante dell’orologio, realizzato con smalti e dorature, indica le ore, le fasi lunari e il moto del sole nello zodiaco: i segni in oro su un fondo di un blu intenso spiccano per dimensioni e per particolare precisione esecutiva, inaugurando una tipologia di grande efficacia narrativa che verrà replicata nella torre dell’orologio di Padova. Al di sopra di questo vi è una piccola terrazza semicircolare con un’edicola in cui è collocata una Madonna con il bambino in bronzo dorato; ai lati vi sono due finestrelle in cui vengono indicate le ore. Durante la settimana dell’Epifania e dell’Ascensione, dalla porta laterale di sinistra escono ogni ora, preceduti da un angelo, i Re Magi che, grazie a un meccanismo, si inchinano davanti alla statua della Madonna e poi rientrano dalla porta opposta.
Nel 1499, quando venne realizzata la Torre dell’Orologio, i tre Re Magi e l’Angelo con la tromba erano stati concepiti per uscire ad ogni ora. La delicata complessità del meccanismo e l’usura cui le sue parti erano sottoposte fecero sì che presto la processione dei Magi fosse smessa o ridotta nella frequenza. Tra il 1758 e il 1759 il Ferracina rifece il congegno della processione e i Magi furono rimessi in funzione con lo stesso meccanismo che ancor oggi li fa muovere. Le attuali statue lignee dei Magi e dell’Angelo risalgono al 1755 e sono opera di Giovan Battista Alviero.
Al disopra di questa terrazza vi è la statua del Leone di san Marco su campo azzurro e stellato.