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Capolavoro delle raccolte delle gallerie, “La Tempesta” di Giorgione attira da sempre l’interesse dei visitatori e degli studiosi. Databile ai primi anni del ‘500, tra il 1505 ed il 1506, proviene dalla raccolta della famiglia Vendramin. “La tempesta” trae il suo titolo dal fulmine che squarcia improvviso con il suo lampo giallo la pesante coltre di nubi sullo sfondo. La piccola tela deve parte del suo fascino alla difficoltà da parte degli studiosi nell’individuare il significato della misteriosa scena, di cui sono state date molteplici interpretazioni, allegoriche, bibliche, politiche. A questo proposito, nemmeno I pentimenti messi in luce dalle analisi scientifiche aiutano: sotto il giovane a sinistra era stata inizialmente disegnata una donna, mentre le rovine sono state sovrapposte ad un albero dipinto in precedenza. Che rapporto c’è tra il soldato a sinistra e la donna coperta solo da un panno sulle spalle ,intenta ad allattare, sulla quale l’uomo sembra vigilare? Sembrerebbe quasi una versione laica di una Natività, o di una Fuga in Egitto, su cui anziché la sacralità dell’evento sembra prevalere la relazione arcana e profonda dei personaggi con l’ambiente naturale, la perfetta comunione e sintonia con il paesaggio in cui sono immersi. C’è come un senso di sospensione del tempo,ma nonostante la saetta gialla nel cielo gravido di tempesta la cosa che più ci colpisce è che la scena non ci trasmette angoscia, ma al contrario serenità; anzi, è proprio nel contrasto tra l’imminente scatenarsi del temporale e la tranquillità delle figure che risiede il fascino della piccola tela, e l’impossibilità di penetrarne il senso segreto. Sappiamo invece che la città sullo sfondo è Padova, identificata grazie allo stemma della famiglia Carraresi posto sul torrione a fianco del ponte. Ma ciò che conta di più, al di là del dibattito critico sul significato della enigmatica immagine, è che per la prima volta Giorgione, superati i rigidi schemi prospettici 400esechi, ambienta le sue figure in un paesaggio che non è più soltanto sfondo, ma è ormai protagonista e parte integrante della rappresentazione, al pari e di più degli stessi personaggi, in una sintesi spaziale e cromatica che si può considerare preannuncio della pittura moderna.